sabato 15 marzo 2025

CI ESTINGUEREMO IN QUESTO MODO?

ESISTE UN ANTIDOTO ALLA RADIOATTIVITA' ?

 Non esiste antidoto: un elemento radioattivo continua ad emettere i suoi raggi letali con un andamento che decresce solo col tempo ( generalmente tempi lunghissimi - vedi tabella dimezzamento elementi radioattivi ).

Possiamo però schermarci e per la maggior parte delle radiazioni emesse per decadimento naturale basta poco, una lastra di cristallo (c'è piombo dentro) o una tuta di plastica (le trovi perfino su internet) sono sufficienti nella maggior parte dei casi. Pochi millimetri di piombo in tutti gli altri.

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          Il grave e progressivo aumento della radioattività atmosferica è stato causato dall'indiscriminato e diffuso uso bellico di uranio impoverito in Serbia, nel Kossovo, in Medio Oriente, sopratutto in Iraq, Afganistan, Somalia e nei poligoni militari.  Le radiazioni ionizzanti, mutagene da elementi radioattivi rappresentano sicuramente uno dei massimi rischi di malattie neoplastiche oltre che degenerative.




          Si calcola che i bombardamenti nucleari americani di Hiroshima e Nagasaki, oltre al milione di morti provocato al momento dell'esplosione e nei mesi successivi, abbiano, nel corso degli anni seguenti, causato un numero almeno doppio di decessi per l'induzione di tumori solidi e leucemie. Il numero di test nucleari e incidenti nelle centrali spiegano un così alto tasso di radioattività. Dal 1945 ad oggi sono stati effettuati 2053 test nucleari.

Il caricamento di Little Boy

          Dal 1952 quando a Chalk River ( Canada ) l'errore di un tecnico provocò una reazione che portò alla semi distruzione del nocciolo del reattore, al disastro di Fukushima del 2011, si sono verificati 173 incidenti nucleari. La documentazione dettagliata dei test nucleari e incidenti alle centrali, l'emissione radioattiva e relative radiazioni ionizzanti cancerogene è pubblicata per esteso in vari siti internet.       

Fukushima

  In un periodo storico in cui il problema del nucleare, sia sul piano politico-militare-strategico che su quello economico energetico, è al centro dell'attenzione, sarebbe utile ripercorrere la storia di questa moderna fonte di energia, protagonista degli ultimi 70 anni.

          La storia del nucleare nel mondo civile e militare è costellata da una miriade di incidenti ed esplosioni sperimentali che costituiscono ancora oggi la prima e più importante evidenza della sua pericolosità non solo per l'uomo, ma per l'intero pianeta. Il tentativo di operare una classificazione completa di questo genere di eventi è impresa ardua: spesso gli incidenti minori sono stati coperti dal segreto militare, come tentarono di fare le autorità sovietiche all'indomani della catastrofe del 1986. La lista degli incidenti alle centrali quindi, deve presumersi molto più lunga di quella che viene quì pubblicata, mentre sulle conseguenze degli incidenti manca ancora oggi un dato ufficiale che consideri non solo le morti, ma anche l'impatto sulla salute dei cittadini nel lungo periodo.

          La radioattività induce il cancro mediante l'emissione di radiazioni ionizzanti, dotate di sufficiente energia da poter ionizzare gli atomi o le molecole con i quali vengono ad interagire; le energie di soglia dei processi di ionizzazione sono dell'ordine di alcuni  eV ( l'elettronvolt - simbolo eV - è unità di misura dell'energia usata in ambito atomico o subatomico ). Ma la caratteristica di una radiazione di poter ionizzare un atomo o di penetrare più o meno in profondità all'interno della materia dipende, oltre che dalla sua energia, anche dal tipo di radiazione e del materiale con cui avviene l'interazione.

          Si dice che una radiazione è ionizzante quando è in grado di produrre in modo diretto o indiretto la ionizzazione degli atomi e delle molecole del mezzo attraversato: è un processo mediante il quale gli atomi ( che quando sono stabili sono elettricamente neutri ) acquistano o perdono elettroni diventando elettricamente negativi o positivi ( e quindi instabili ). Quando la radiazione ionizza molecole di DNA, ad esempio delle cellule cutanee, induce basi adiacenti di timina a formare legami covalenti interferendo con i meccanismi di copia e in generale, con il funzionamento dell'acido nucleico. Il tutto può portare delle mutazioni genetiche che sfociano in episodi di cancro o teratogenesi ( mutazioni dei feti ).

Sarà utile riflettere su questi dati per prendere coscenza che la pericolosità delle radiazioni è moltiplicata dall'estensione nel tempo. Il decadimento è un processo in cui gli atomi instabili emettono elettroni o altre particelle subatomiche al fine di raggiungere la stabilità.

            vedi l'intero articolo Radioattività e cancro 

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venerdì 14 marzo 2025

AGRICOLTURA E AMBIENTE

                        Premesso che gli agricoltori hanno tutte le ragioni di opporsi con tutti i mezzi ad una situazione diventata insostenibile a livello europeo per le troppo basse remunerazioni  attribuite alla produzione;

                     Che la tipologia di questo settore è caratterizzata da attività manuale estremamente pesante e anche pericolosa, sia per la manualità e l'uso di particolari attrezzature, sia per il contatto diretto con veleni e sostanze da maneggiare con estrema precauzione;

                     Che l'agricoltura è sempre stata considerata attività di secondaria importanza e come tale mal pagata, male assistita e ultima ruota del carro anche a livello di pensioni ;

                                          TUTTO CIO' PREMESSO

Si rileva come non solo l'agricoltura fatta a livello intensivo ma anche quella considerata "amatoriale" rappresenti ormai un elemento di inquinamento ambientale non più secondario rispetto a quello industriale o energetico in genere. Oserei dire che ormai non esiste quasi più alcuna attività umana - almeno nel mondo cosiddetto "Occidentale " - che non sia soggetta volontariamente o involontariamente, spesso anche obbligata da cause di forza maggiore, a comportamenti che impattano gravemente sull'integrità dell'ambiente e di conseguenza, sulla salute umana.

             Coloro che operano direttamente manipolando le ormai infinite sostanze che l'industria chimica sforna ormai giornalmente con garanzie e autorizzazioni anche europee ( concesse come abbiamo visto ) basate su contratti economici e studi scientifici accuratamente pilotati, sono quelli che rischiano maggiormente la propria salute e quella della propria famiglia. Ma nessuno rimane esente del tutto perché le sostanze nocive vengono poi trasferite, in un modo o nell'altro, al di fuori dei terreni coltivati e possono colpire animali ( fra cui l'uomo ) e piante.

              Nello studio che voglio sottoporre,  viene evidenziato come tutta la popolazione umana, anche in luoghi molto distanti dalle coltivazioni, viene in un modo o nell'altro, coinvolta nella contaminazione ambientale; la pericolosità maggiore per l'uomo tuttavia è ancora elusa tranquillamente e da tutti ignorata: si chiama "effetto cocktail", lo studio dei danni provocati al corpo umano dal contatto sommatorio di una molteplicità di elementi nocivi con cui contemporaneamente e continuativamente veniamo a contatto o ci nutriamo.

              Naturalmente non credo sia possibile prendere singole iniziative contro un sistema di coltivazione ormai strutturato anche economicamente in un legame fisico chimico psicologico ;  il battage pubblicitario ha radicato anche nel piccolo coltivatore tutte le nozioni utili al marketing finalizzato sempre all'aumento dello smercio di Big Farma ( non vi ricorda qualcosa ?) che deve rendere conto agli azionisti realizzando sempre maggiori introiti. Sono invece i governi che possono intervenire ( come già descritto in altri articoli ) a tutela dell'ambiente, della popolazione e degli stessi operatori, a meno che anch'essi non rinuncino alla propria autorità cedendo ad altri autonomie e sovranità sancite dalla stessa Costituzione, spettacolo penoso a cui purtroppo assistiamo da tempo senza opporre resistenza.

          

 ABSTRACT     12/02/2024

Communications Earth & Environment

                         "    I pesticidi vengono trasferiti al di fuori dei terreni coltivati e possono colpire animali e piante. Qui abbiamo studiato la distribuzione di 97 pesticidi di uso corrente nel suolo e nella vegetazione come matrici centrali di esposizione degli insetti. Il campionamento è stato condotto su 53 siti lungo undici transetti altitudinali nella Val Venosta (Alto Adige, Italia), nella più grande area di coltivazione di mele d’Europa. Sono stati rilevati un totale di 27 pesticidi (10 insetticidi, 11 fungicidi e 6 erbicidi), provenienti principalmente da meleti. Il numero e le concentrazioni dei residui diminuivano con l'altitudine e la distanza dai frutteti, ma venivano rilevati anche nei siti più alti. La mappatura predittiva e basata sul rilevamento indica che le miscele di pesticidi possono essere presenti ovunque, dal fondovalle alle vette delle montagne. Questo studio dimostra una diffusa contaminazione da pesticidi degli ambienti alpini, creando paesaggi contaminati. Poiché sono state rilevate miscele di residui in remoti ecosistemi alpini e aree protette, chiediamo una riduzione dell’uso di pesticidi per prevenire ulteriore contaminazione e perdita di biodiversità. Contenuti simili visualizzati da altri, Esposizione diretta degli insetti ai pesticidi nelle aree naturali protette in Germania Articolo Accesso libero 16 dicembre 2021 Pesticidi in un caso di studio sui sistemi agricoli senza lavorazione del terreno e sulle aree forestali circostanti in Brasile Articolo Accesso libero 10 maggio 2021 Esposizione pervasiva di piccoli mammiferi selvatici alle miscele di pesticidi esistenti e attualmente utilizzate nei paesaggi arabili Articolo Accesso aperto 23 settembre 2022 introduzione I pesticidi di uso corrente (CUP) vengono spesso rilevati all'interno e all'esterno delle aree coltivate, determinando paesaggi chimicamente frammentati1,2. Sebbene il monitoraggio dell’acqua dei pesticidi sia stato stabilito su scala europea in risposta alla Direttiva quadro sulle acque dell’UE3, le misurazioni dei CUP nelle matrici terrestri sono limitate a pochi studi che considerano il suolo 4,5,6,7, la vegetazione8,9,10,11, lombrichi5 e insetti12. 

               La produzione agricola convenzionale intensiva che utilizza pesticidi sintetici non è localizzata solo nelle aree di pianura, ma anche lungo valli e pianure fluviali in regioni montuose come le Alpi europee, dove le condizioni termiche favoriscono il trasporto di pesticidi e l’esposizione dei pendii montuosi13,14. Inoltre, gli ecosistemi alpini popolano una biodiversità unica, ecologicamente sensibile e protetta, rendendo la comprensione dell’esposizione ai pesticidi fondamentale per la conservazione15. Sebbene i CUP si trovino in ambienti montani nell'acqua di disgelo glaciale14,16, negli aghi di pino mugo11 e nei suoli montani17, gli studi che valutano esplicitamente i residui di CUP in matrici terrestri lungo gradienti altitudinali multipli e continui sono rari e, a nostra conoscenza, limitati ai suoli della regione himalayana18 e aghi di pino nelle Alpi neozelandesi19. La Val Venosta (Val Venosta) si trova in Alto Adige (Italia), la zona di coltivazione delle mele più intensiva d'Europa, dove circa 7000 coltivatori di mele producono circa il 10% delle mele europee. Recentemente, è stata documentata la contaminazione da pesticidi negli habitat esterni alle colture, in particolare nei parchi giochi per bambini, nel fondovalle vicino alle piantagioni intensive di mele8,9,10 e anche in una valle laterale senza aree di produzione di mele20. Si ipotizzava il trasporto di pesticidi ad altitudini più elevate e l'esposizione di insetti nel suolo e nella vegetazione lungo i pendii montuosi21, ma non erano stati valutati in precedenza. Pertanto, lo scopo di questo studio era di valutare l’entità della distribuzione e dell’esposizione al CUP in due matrici terrestri chiave per gli insetti: il suolo, dove ad esempio la maggior parte delle api solitarie (circa il 65% delle specie) scavano i loro nidi22 e la vegetazione, che è l’habitat e risorsa alimentare per insetti erbivori come cavallette (ortotteri) o bruchi di farfalle (lepidotteri). Il nostro studio è stato condotto in un paesaggio montuoso con molteplici gradienti altitudinali lungo l'intero asse della valle di 80 km, che differisce nell'intensità della coltivazione delle mele (Fig. 1).


Il campionamento del suolo e della vegetazione in habitat aperti non coltivati lungo undici transetti che vanno dal fondovalle vicino alle piantagioni di mele ai prati sopra la linea degli alberi alpini rende questo studio l’indagine su scala paesaggistica più completa sulla contaminazione da CUP negli habitat terrestri delle Alpi europee. Inoltre, utilizzando il rilevamento dei residui CUP siamo stati in grado di prevedere l’esposizione per l’intera Val Venosta utilizzando l’analisi di regressione e la successiva mappatura. Fig. 1: Mappa della regione di studio, la Val Venosta in Alto Adige, Italia. Figura 1 Sono stati stabiliti undici transetti altitudinali (T1-T11) con 53 siti (punti rossi), dove suolo e vegetazione sono stati campionati tra l'8 e l'11 maggio 2022, dal fondovalle a 2318 m sopra il livello del mare (Mappa di base: Google Satellite 202355) . I transetti T1-T4 & T11 si trovano in Alta Val Venosta (UV), T5 & T6 in Media Val Venosta (MV) e T7-T10 in Bassa Val Venosta (LV) (ulteriori dettagli nella SI Tab. A1). L'area di coltivazione delle mele è contrassegnata in giallo, le acque superficiali in blu ghiacciai in bianco . 

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giovedì 13 marzo 2025

SISTEMA IMMUNITARIO

 

SISTEMA IMMUNITARIO IN AZIONE

Macrofagi all'assalto        

                                Contro virus, batteri e sostanze che penetrano nell'organismo dopo aver superato il primo livello di difesa costituito dalla pelle, sono in prima linea quei leucociti ( globuli bianchi del sangue ) che si chiamano fagociti e linfociti, cardini di quel meccanismo biologico di difesa, estremamente raffinato, che è il sistema immunitario.
        Della battaglia difensiva che il nostro organismo combatte senza tregua, noi ci accorgiamo solo quando avvertiamo qualche disturbo o ci ammaliamo.
        Ma questa battaglia si svolge anche quando siamo in pieno benessere.
        Se potessimo rimpicciolirci fino a pochi millesimi di millimetro, cioè diventare microscopici come una cellula o un batterio, entrare in un corpo umano e vedere come si difende contro gli agenti fisici, chimici e microrganismi, ci renderemmo conto che, se restiamo in vita è perché dentro di noi è in corso, da sempre, una lotta immensa, combattuta senza esclusione di colpi, come una guerra totale.

Il fagocito  

Il filamento del macrofago cattura un batterio e lo trascina verso il corpo del macrofago per inghiottirlo







Corpo del macrofago

                 Lo schieramento più avanzato del nostro sistema immunitario è costituito dal fagocito, un globulo bianco che circola nel sangue, nella linfa e nel liquido fra cellula e cellula.
                 Ha il compito di eliminare batteri infettivi, cellule invecchiate, residui cellulari, corpi estranei, muovendosi in modo simile a quello dell'ameba; cattura la preda emettendo tentacoli appiccicosi, imprigionandola in una cavità e divorandola.
                 Nell'organismo esistono due tipi di fagociti: il granulocito ( o microfago ) e il macrofago.
                  I granulociti sono fameliche cellule, costantemente in stato di allerta e capaci di rapidissimi spostamenti che costituiscono la fanteria del sistema immunitario. Molti di essi cadono in battaglia e vanno a formare, insieme con i loro nemici sconfitti, il pus che si raccoglie nelle ferite.
                                 I macrofagi, di molto maggiori dimensioni, sono le divisioni corazzate, i carri armati del sistema immunitario. Avanzano anche all'interno dei tessuti, spingendosi fin dentro gli spazi fra cellula e cellula. Nel corso di un'infezione, quando milioni di granulociti muoiono nella lotta contro gli invasori, parte del compito dei macrofagi è quello di inghiottirli e fare pulizia.

Il linfocito

             Sotto: due cellule tumorali in mezzo a cui si è inserita la cosiddetta "cellula assassina"- si tratta di un linfocito, cellula specializzata che è solita sbarazzarsi dei nemici con l'arma del veleno



                  Ma certi batteri sono difficili da sconfiggere e i virus poi sono del tutto invulnerabili. In queste circostanze il sistema immunitario fa entrare in azione le truppe d'assalto il cui protagonista è il linfocito, una cellula che raggiunge il più alto grado di specializzazione e non divora i suoi nemici ma li uccide in modo più raffinato: libera quei proiettili telecomandati che sono gli anticorpi e sotto forma di killer usa l'arma del veleno.
                  Abbiamo in circolazione circa mille miliardi di linfociti, tutti specifici verso i differenti antigeni; ciò significa che nel suo insieme, l'armata dei linfociti è in grado di reagire efficacemente contro tutte le sostanze estranee, appartenenti a microrganismi o non, che ognuno di noi incontra nel corso dell'intera vita.
                   Ogni linfocito libera circa duemila anticorpi al minuto, centoventimila in un'ora; miliardi se si considera che le plasmacellule ( linfociti ) si moltiplicano fino a quando i virus, i batteri o altri intrusi non sono stati eliminati.
                   Il linfocito assassino ha invece il compito di uccidere tutte quelle cellule che, pur appartenendo all'organismo stesso, presentano sostanze estranee ( i cosiddetti antigeni ) legate all'invasione di virus, batteri o parassiti.
                   Oppure antigeni di provenienza interna come quelli delle cellule del cancro: infatti, quando il sistema immunitario funziona bene, orde crescenti di linfociti assassini sono in grado di distruggere fin dall'inizio i tumori maligni. Da qui l'importanza di mantenerlo sempre in perfetta efficienza con vari sistemi che in seguito descriverò. Ma questa è un'altra storia...    


GLI EFFETTI DEI VACCINI ANTI COVID SUL SISTEMA IMMUNITARIO


            
Una grande cellula tumorale circondata da cellule assassine
CANCRO E MEDICINA MODERNA










                           



venerdì 10 marzo 2023

STOP PESTICIDI

Per la prima volta, in Francia, il tribunale dà 

ragione ai sindaci antipesticidi



Per la prima volta, un tribunale francese convalida lo stop ai pesticidi emesso da due Comuni.È la 
decisione a cui è giunto l’8 novembre il tribunale amministrativo di Cergy-Pontoise che ha convalidato 
le ordinanze di Gennevilliers e Sceaux, nell’Hauts-de-Seine.Nell’audizione i due sindaci avevano difeso
 i loro provvedimenti spiegando che erano stati resi necessari per proteggere la salute della
 popolazione. E i giudici hanno dato ragione a questa linea sconfessando la prefettura che era ricorsa.
Questa decisione del tribunale amministrativo è la prima del genere in Francia. Spiega il giornale 
Franceinfo che fino ad ora tutti i Comuni che avevano adottato misure simili avevano visto annullati i 
loro decreti. Il caso più emblematico è quello di Langouët. Adottando un decreto sugli antiparassitari lo
 scorso maggio, il sindaco di questa città bretone aveva avviato un ampio dibattito e creato emulatori. 
Alla fine di ottobre, il tribunale ha stabilito che il divieto di prodotti fitosanitari non era responsabilità di 
un sindaco.“Questo è il primo caso di vittoria e sono estremamente contento”, ha risposto a
 Franceinfo l’avvocato Corinne Lepage che rappresentava i due Comuni. “Il tribunale conferisce al 
sindaco la giurisdizione per agire” e vietare i pesticidi nel suo comune, “e considera nel merito, che 
se la pericolosità dei prodotti è sufficientemente accertata, il primo cittadino può dettare le regole.
“Il sindaco aveva il diritto di ritenere che gli abitanti fossero esposti a un grave pericolo che giustificasse
 l’emanazione delle misure”.
vedi l'intero articolo 

 

FANCY 1: VENERE SCOMPONIBILE

FANCY 1: VENERE SCOMPONIBILE: LA DONNA DELLA SPECOLA   Una fattura per lire 266 soldi 13 e denari 4 emessa dagli artisti Clemente Susini e G.Ferroni nel 1782 e salda...

venerdì 26 febbraio 2021

ALLUMINIO E AMBIENTE

 Ci sono progetti di spargimento di nanoparticelle di alluminio nell'alta atmosfera al fine ( si dice ) di riuscire a modificare certe manifestazioni del clima, per impedire i catastrofici eventi che sempre più spesso colpiscono molte zone ( ma nulla mi toglie dalla testa che certe tecnologie risveglino invece gli appetiti tutt'altro che pacifici delle più potenti organizzazioni militari ).  vedi tg2      Ricorderò solo per i pochi che ancora non lo sanno, che l'alluminio, analogamente ad altri metalli, è una sostanza altamente tossica per il sistema nervoso centrale, poiché può accumularsi all'interno di esso passando attraverso la Barriera Emato-Encefalica, una sorta di “scudo” che protegge il tessuto cerebrale dalle sostanze presenti nel flusso sanguigno.

Ma oltre alla neurotossicità, può interferire con l'assorbimento di elementi essenziali, in particolar modo il Calcio e il Ferro; può interferire con il metabolismo osseo e determinare danni ai tessuti in rapida proliferazione. Gli effetti neurotossici dell'alluminio sono stati riscontrati in pazienti dializzati e alcuni studi hanno evidenziato un possibile legame col morbo di Alzheimer e altre patologie neurodegenerative.




L’alluminio è uno degli elementi più diffusi in natura ed è un metallo  contenuto anche in prodotti di consumo come alcuni deodoranti, dentifrici, prodotti di make up e farmaci. Interferendo con diversi processi biologici, l'alluminio può indurre effetti tossici in diversi organi e sistemi, soprattutto in caso di accumulo nell'organismo. Inoltre, dato che l'eliminazione di questo metallo avviene essenzialmente tramite i reni, la sua tossicità è nettamente superiore nei soggetti con funzionalità renale immatura o diminuita, come i bambini al di sotto dei tre anni, gli anziani, le persone con problemi renali e le donne in gravidanza.
L’Efsa (autorità europea per la sicurezza alimentare) ha stabilito dei limiti massimi di esposizione all'alluminio: una persona che pesa 60 chilogrammi, ad esempio, non dovrebbe ingerire più di 60 milligrammi di alluminio alla settimana. 

Ma dato che le fonti di alluminio sono diverse, ed essendo un materiale che viene largamente utilizzato per la realizzazione di contenitori, vaschette, pentole, caffettiere e recipienti che vengono a contatto con il cibo, è importante limitare il più possibile l’esposizione a questo composto e, soprattutto, utilizzarlo correttamente in cucina.

                «La tecnica di geoingegneria solare, mediante l’iniezione nella bassa stratosfera di ossidi di alluminio sottoforma di aerosol, rappresenta una grave minaccia alla salute mentale dei bambini»: è la denuncia di Isde-Associazione Medici per l'Ambiente attraverso le parole del dottor Giovanni Ghirga che ha partecipato con un intervento sul tema all'"Excellence in Pediatrics Conference".  ( 14/12/2020 - TerraNuova.it )

I miei consigli

Il rilascio di particelle di alluminio dai materiali a contatto con gli alimenti dipende da diversi fattori, come la modalità d’uso, la composizione dell’alimento, la temperatura e il tempo di conservazione.  Un utilizzo scorretto dell'alluminio in cucina può arrecare, nel tempo, danni alla salute, ma per evitare la contaminazione bastano pochi e semplici accorgimenti:
  1. In cucina sostituisci pentole e tegami in alluminio con quelli in acciaio ( anche la famosa moka );
  1. evita di utilizzare i contenitori in alluminio e la carta stagnola con alimenti fortemente acidi o fortemente salati, come succo di limone, aceto, alici marinate, capperi sotto sale, ecc..
  1. non riutilizzare i contenitori monouso;
  1. non graffiare pentole, padelle e altri contenitori durante il loro utilizzo e non pulirli con prodotti abrasivi.
  1. I cibi cotti nell'alluminio ( se proprio non se ne può fare a meno ) andranno comunque tolti subito dopo la cottura e conservati in altri materiali idonei. -  

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martedì 9 febbraio 2021

FITOFARMACI & C.

Troppi residui di fitofarmaci nei 
pomodori freschi

Non ci sono più i "pallini" di una volta...                
Preoccupa il multiresiduo: fino a 16 sostanze in un singolo pomodoro. Le varietà finite sotto la lente
 di ingrandimento sono i pomodorini a grappolo, ciliegino, Pachino e marzanino e di origine italiana
 ad eccezione di tre campioni che provengono dalla Spagna.  Rosso pesticidi: è la nuova inchiesta 
del mensile Il Salvagente che punta i riflettori sui pomodori. Quelli da mangiare freschi, d’estate.
 Un ortaggio che deve essere il più possibile pulito e libero da residui di trattamenti e pesticidi.
 La rivista ha così portato in laboratorio 12 tipologie di marchi differenti per verificare la presenza 
di metalli pesanti e pesticidi. Cosa è emerso? Campioni tutti regolari e solo due bocciati dalla rivista
 per la presenza di multiresidui. Sono proprio questi a sollevare le domande principali della testata: 
davvero un ortaggio ha bisogno di tanta chimica?Le varietà di pomodori finite sotto la lente di 
ingrandimento sono i pomodorini a grappolo, ciliegino, Pachino e marzanino, tutti reperiti a Roma, e
 di origine italiana ad eccezione di 3 campioni che provengono dalla Spagna, acquistati presso Lidl,
 Eurospin ed Esselunga. Sono state fatte analisi per verificare la presenza di metalli pesanti e pesticidi.
 Quello che emerge è la conformità alla legislazione in materia. Ma non basta a rasserenare del tutto,
 perché a preoccupare sono soprattutto i multiresidui, che alimentano una sfilza di domande da parte
 del mensile: “Tutti quelli da noi testati rispettano i limiti di legge e per questo sono conformi. Ma la
 presenza ricorrente di più pesticidi può davvero rassicurarci? Portare in tavola un pomodoro nel quale
 ben 16 residui hanno lasciato traccia di trattamenti fitosanitari, può lasciarci tranquilli? E senza 
escludere un possibile effetto cocktail, l’azione combinata sulla salute umana di basse dosi di principi
 attivi copresenti nell’alimento, viene da chiedersi se un ortaggio abbia bisogno di così tanta chimica”.
Le analisi escludono la contaminazione da metalli pesanti, cadmio, piombo e rame. Per quanto 
riguarda i pesticidi, nessun prodotto ha superato i limiti di legge per quanto riguarda le singole sostanze
 riscontrate. Sui multiresidui il test segnala 16 sostanze su un campione di pomodorini, di cui
 12 fungicidi e 4 insetticidi. Su un altro campione ci sono 5 residui, su altri due prodotti 4 tracce di 
fitofarmaci. I pomodorini sono a norma di legge ma il tema sollevato è quello dell’azione combinata di 
basse concentrazioni di molecole diverse, noto come effetto cocktail, da tempo segnalata nelle 
inchieste sul cibo fatte dal Salvagente.Alla luce dei risultati dei test effettuati la domanda posta dalla
 rivista è se sia possibile coniugare la qualità del pomodoro senza ricorrere a fitofarmaci e pesticidi. 
Un fronte nutrito di ambientalisti e agricoltori biologici, racconta l’approfondimento della testata, ha 
chiesto al Governo una maggiore tutela dell’ecosistema e dei cittadini, chiedendo al contempo leggi e 
sanzioni certe contro chi inquina. L’occasione è offerta dal Pan pesticidi, il Piano d’azione nazionale
 per l’uso sostenibile dei prodotti fitosanitari che ogni cinque anni viene sottoposto a consultazione e
 poi licenziato dagli esecutivi per governare l’uso dei pesticidi in ambito politiche agricole e ambientali.
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         La ricerca medica non può contrastare la verità insindacabile ufficializzata da BIOFARMA essendo  la stessa biofarma a finanziare la ricerca ( così in tutto l'occidente) mentre gli stati, i governi e lo stesso Consiglio d'Europa sono spesso succubi alle volontà e interessi delle multinazionali più potenti ( Pfizer è tra queste ).

vedi l'intero articolo La medicina ha fatto così tanti progressi...

            Qualche giorno fa è stata ritirata la proposta di legge europea per dimezzare l’uso di pesticidi: la salute dei 9 milioni di lavoratori impiegati nei campi di tutta Europa è ancora a rischio.

               Molti studi scientifici segnalano che l’esposizione cronica a prodotti fitosanitari usati sulle coltivazioni causa potenziali effetti nocivi, tra cui l’insorgenza di forme tumorali, neurotossicità, disturbi del microbioma e altre patologie. Le testimonianze raccolte dall’Osservatorio Placido Rizzotto della Flai-Cgil insieme a Legambiente nel report Agricoltura Sì…cura mostrano come i braccianti spesso sfruttati nell’industria agroalimentare siano le prime vittime dell’utilizzo di queste sostanze pericolose.


 
Se il 44% di tutti i lavoratori agricoli nel mondo soffre di almeno un avvelenamento all’anno e più di 4 agricoltori su 10 hanno problemi acuti di salute legati all’utilizzo dei pesticidi, in Europa i casi di avvelenamento da pesticidi sono 1,6 milioni. Nei confini italiani, dove i braccianti sono almeno 230.000, i numeri sono difficili da reperire ma le irregolarità diffuse contribuiscono a favorire un uso sconsiderato di pesticidi. 
                  A livello nazionale, è di assoluta urgenza l’adozione del Pan (Piano d’azione nazionale per l’uso sostenibile dei prodotti fitosanitari), la cui realizzazione è disciplinata dallo stesso Sur, e che non è più stato aggiornato dal 2014. Sarà mica come il Piano Antipandemia Nazionale che c'era si ( per mangiare i lucrosi fondi erogati ) ma in realtà non c'era ?              ( aggiornamento del 23/02/2024 )

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